Cybersecurity UE: siamo entrati in una nuova fase. Il problema? Molte aziende faticano a tenere il passo
Il quadro normativo europeo sulla cybersecurity è in evoluzione, ma molte aziende hanno ancora difficoltà a comprendere come applicare concretamente la Direttiva NIS2.
Il 19 marzo 2026, il European Data Protection Board (EDPB) e il European Data Protection Supervisor (EDPS) hanno pubblicato un parere congiunto sulle proposte di revisione del Cybersecurity Act e sulla modifica della NIS2 Directive.
L’obiettivo è chiaro: rafforzare il sistema informatico dell’Unione Europea, semplificare il quadro di compliance per le organizzazioni e garantire che le nuove misure di sicurezza restino coerenti con la tutela dei dati personali.
Il punto davvero interessante, però, è un altro: questa evoluzione normativa si sta affermando mentre molte organizzazioni stanno ancora integrando la NIS2 nei propri processi aziendali. Un chiaro segnale di quanto la cybersecurity sia ormai una priorità strategica per l’Europa.
Per anni la sicurezza informatica è stata vista soprattutto come una questione tecnica, affidata quasi esclusivamente ai reparti IT (Information Technology). Le nuove normative europee, invece, mostrano un approccio completamente diverso: la NIS2 introduce obblighi che coinvolgono direttamente la struttura organizzativa delle aziende:
✓ gestione strutturata degli incidenti informatici;
✓ controllo della sicurezza della supply chain;
✓ responsabilità diretta del management;
✓ integrazione tra cybersecurity e protezione dei dati.
La sicurezza informatica diventa, quindi, una questione di governance. Non riguarda solo firewall, antivirus o infrastrutture tecnologiche, ma il modo in cui un’organizzazione analizza i rischi, prende decisioni e controlla i propri processi.
L’adozione di standard internazionali come ISO/IEC 27001 (sistemi di gestione della sicurezza delle informazioni) e ISO 31000 (gestione del rischio) aiuta le aziende a strutturare questi processi in modo coerente con le direttive europee, garantendo non solo la compliance normativa, ma anche l’efficacia operativa della cybersecurity. Per la protezione dei dati personali, ISO/IEC 27701 fornisce linee guida pratiche per integrare il GDPR nei sistemi di gestione della sicurezza.
Quando la compliance resta solo formale, il rischio è costruire strutture apparentemente solide, ma in realtà fragili. Le regole esistono, ma non vengono integrate nelle decisioni operative e strategiche dell’organizzazione. Ed è proprio in questi contesti che le vulnerabilità emergono.
Per evitare questo rischio, le organizzazioni devono cambiare prospettiva e affrontare la cybersecurity come parte integrante della gestione aziendale. Alcune azioni concrete possono fare la differenza:
a) Integrare cybersecurity e gestione del rischio
Sicurezza informatica e gestione del rischio devono dialogare tra loro; ISO 31000 e ISO/IEC 27001 offrono un quadro strutturato per farlo.
b) Coinvolgere il management
La NIS2 attribuisce responsabilità dirette agli organi direttivi; la cybersecurity non può più essere delegata solo all’IT.
c) Valutare la sicurezza della supply chain
Molti incidenti nascono da fornitori o partner con livelli di sicurezza insufficienti. ISO/IEC 27002 offre linee guida pratiche sui controlli da implementare lungo la catena di fornitura.
d) Integrare i sistemi di gestione
Sicurezza informatica, protezione dei dati (ISO/IEC 27701), qualità e governance organizzativa devono dialogare tra loro per creare sistemi di gestione integrati e sostenibili.
e) Investire nella formazione
Le persone restano uno dei principali punti di vulnerabilità, ma anche la prima linea di difesa. Competenza, consapevolezza e aggiornamento continuo sono essenziali.
Affrontare questo cambiamento richiede competenze interdisciplinari che uniscano normativa, organizzazione aziendale e sicurezza tecnologica. È proprio in questo campo che realtà come Easy Consulting supportano le imprese nell’interpretare e applicare correttamente le nuove normative, trasformando gli obblighi regolatori in strumenti di gestione del rischio e miglioramento dei processi aziendali.
L’obiettivo non è semplicemente ottenere una certificazione o dimostrare la conformità a una norma. La vera sfida è costruire sistemi di sicurezza credibili, integrati e sostenibili nel tempo.
Il messaggio che emerge dal recente parere delle autorità europee è chiaro: rafforzare la cybersecurity europea non significa solo introdurre nuove regole, ma aiutare le organizzazioni a gestire realmente il rischio digitale.
Per le imprese questo implica un passaggio fondamentale: trasformare la cybersecurity da obbligo normativo a leva di governance aziendale, supportata da standard internazionali come ISO/IEC 27001, ISO/IEC 27002, ISO/IEC 27701 e ISO 31000. La differenza, come spesso accade, non la faranno le norme, ma il modo in cui le organizzazioni sceglieranno di applicarle.