Quando anche un festival deve superare un audit: la sostenibilità sale sul palco
Quando si parla di certificazioni e sostenibilità, il pensiero corre quasi automaticamente alle aziende, agli stabilimenti produttivi, agli uffici e ai sistemi organizzativi.
Eppure, esistono molti altri ambiti nei quali criteri, procedure, controlli e verifiche sono diventati parte integrante del modo di lavorare.
Anche un festival, un concerto, una mostra o una manifestazione culturale possono infatti essere chiamati a dimostrare come vengono gestiti gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale e sociale.
Per il pubblico, tutto questo rimane spesso dietro le quinte.
Ciò che si vede è il palco, la musica, gli artisti, le opere, gli spettacoli e l'atmosfera dell'evento. Dietro quel risultato, però, esiste una macchina organizzativa molto più complessa, fatta di persone, fornitori, trasporti, energia, materiali, rifiuti, sicurezza e gestione degli spazi.
Ed è proprio qui che entra in gioco la verifica della sostenibilità.
Un festival viene ricordato soprattutto per ciò che accade davanti al pubblico.
Dietro le quinte, però, esiste una realtà molto diversa.
Ci sono gli spostamenti degli artisti e dei partecipanti, l'utilizzo dell'energia, gli allestimenti, i materiali, la gestione dei rifiuti, la ristorazione, i fornitori, l'accessibilità e il rapporto con il territorio.
La sostenibilità di un evento non coincide quindi con l'utilizzo di qualche materiale riciclato o con la semplice presenza di contenitori per la raccolta differenziata.
Richiede una visione più ampia, nella quale ogni scelta viene inserita all'interno di un sistema organizzato e misurabile.
È proprio questa attenzione alla gestione complessiva che sta interessando sempre di più il mondo degli eventi culturali e sostenibili, dove la sostenibilità viene considerata già nella progettazione, nella gestione e nella relazione con il pubblico.
Dietro un evento sostenibile non c'è soltanto una dichiarazione.
Ci sono criteri da rispettare, responsabilità da assegnare, attività da pianificare e risultati da documentare.
L'audit serve proprio a mettere in relazione ciò che è stato programmato con ciò che è stato realmente fatto.
Il principio è semplice: non è sufficiente dichiarare di aver prestato attenzione all'ambiente o alla dimensione sociale dell'evento. Occorre poter dimostrare come determinate scelte siano state applicate concretamente.
È qui che il concetto di audit di sostenibilità diventa interessante anche per un settore apparentemente lontano dal mondo aziendale.
L'audit non riguarda soltanto fabbriche e uffici.
Può entrare anche in un festival, in una produzione cinematografica, in una manifestazione sportiva o in un evento culturale.
Il concetto può essere trasferito facilmente anche al mondo della cultura.
Un museo è prima di tutto un luogo di conservazione e valorizzazione del patrimonio, ma è contemporaneamente un'organizzazione che utilizza energia, acquista materiali, gestisce fornitori, organizza mostre, accoglie visitatori e dialoga con il territorio.
Anche una mostra temporanea, apparentemente limitata alle opere esposte, comporta una serie di attività: trasporti, imballaggi, allestimenti, illuminazione, climatizzazione, comunicazione e gestione degli spazi.
La sostenibilità di una mostra diventa quindi una questione organizzativa.
Non riguarda soltanto il risultato finale che il visitatore vede, ma il modo in cui quel risultato viene costruito.
Un altro esempio arriva dal turismo.
La Bandiera Blu non viene assegnata esclusivamente sulla base dell'aspetto estetico di una località. Il programma prende in considerazione diversi aspetti legati alla qualità delle acque, all'educazione ambientale, alla gestione del territorio, ai servizi e alla sicurezza.
Dietro una bandiera, quindi, esiste un insieme di requisiti da rispettare e mantenere nel tempo.
È un meccanismo molto simile a quello che caratterizza molti sistemi di certificazione: un risultato visibile all'esterno nasce da un lavoro meno visibile fatto di organizzazione, controllo e continuità.
Lo stesso fenomeno riguarda hotel, strutture ricettive, tour operator e destinazioni.
Il turismo sostenibile non significa soltanto scegliere una struttura che utilizza lampadine a basso consumo o propone prodotti locali per la colazione.
Significa considerare una pluralità di aspetti: consumi energetici e idrici, gestione dei rifiuti, acquisti, rapporto con i fornitori, condizioni di lavoro, accessibilità, valorizzazione del territorio e coinvolgimento della comunità locale.
Anche in questo settore stanno quindi aumentando i percorsi attraverso i quali le organizzazioni possono dimostrare il proprio impegno attraverso criteri e verifiche.
La certificazione di sostenibilità diventa così uno strumento per trasformare un'intenzione in un percorso concreto e documentabile.
Anche il mondo dello sport offre un terreno particolarmente interessante.
Una competizione può coinvolgere migliaia di persone, generare spostamenti, consumare energia, richiedere strutture temporanee e produrre una quantità significativa di materiali e rifiuti.
La sostenibilità di una manifestazione sportiva non dipende quindi da una singola decisione, ma dalla capacità di coordinare molte attività differenti.
Lo stesso vale per concerti, fiere, congressi e grandi manifestazioni pubbliche.
La dimensione dell'evento può cambiare, ma la logica rimane simile: pianificare, assegnare responsabilità, definire obiettivi, controllare i risultati e intervenire quando qualcosa non funziona.
Il caso del cinema rappresenta forse l'esempio più intuitivo.
Con GREEN FILM, una produzione audiovisiva può dimostrare di aver adottato specifici criteri di sostenibilità durante la realizzazione dell'opera.
Il percorso comprende pianificazione, responsabilità, raccolta della documentazione e verifiche sul set e sui documenti.
Il riconoscimento finale arriva soltanto dopo una valutazione positiva.
È un dettaglio particolarmente interessante perché sposta l'attenzione dal prodotto al processo.
Il film è ciò che arriva al pubblico.
La sostenibilità, invece, deve essere costruita prima, durante e dopo le riprese.
Un discorso simile può essere applicato alla ristorazione e alla filiera alimentare.
Dietro un prodotto dichiarato sostenibile, biologico, locale o proveniente da una determinata filiera esiste la necessità di dimostrare caratteristiche, provenienza e modalità di produzione.
La tracciabilità assume quindi un ruolo fondamentale.
Non basta dichiarare l'origine di un prodotto: occorre poter ricostruire il percorso che lo ha portato fino al consumatore.
Ancora una volta, la fiducia nasce dalla possibilità di verificare.
Anche l'agricoltura offre numerosi esempi di sistemi basati su criteri e controlli.
Produzione biologica, gestione responsabile delle risorse, tutela del suolo, utilizzo dell'acqua, biodiversità e provenienza dei prodotti sono tutti elementi che possono essere inseriti all'interno di percorsi strutturati.
La stessa logica riguarda parchi, aree naturali e territori turistici.
La tutela ambientale non può essere affidata soltanto alla buona volontà del singolo operatore.
Ha bisogno di obiettivi, responsabilità, monitoraggio e capacità di intervenire quando i risultati non corrispondono a quelli attesi.
Il concetto può essere portato ancora più lontano.
Una biblioteca, una scuola, un'università o un centro culturale possono affrontare temi come consumo energetico, accessibilità, gestione degli spazi, inclusione, acquisti, digitalizzazione e rapporto con la comunità.
Anche una mostra può essere progettata considerando il riutilizzo degli allestimenti, la scelta dei materiali, la gestione dei trasporti e il destino delle strutture una volta terminato l'evento.
Non esiste quindi un confine netto tra settori “certificabili” e settori che non lo sono.
Esistono piuttosto organizzazioni che scelgono di trasformare determinati obiettivi in processi strutturati e verificabili.
È questa la parte più interessante di tutto il processo.
Quando il pubblico vede una bandiera su una spiaggia, un riconoscimento all'ingresso di un hotel, un logo associato a un film o una comunicazione sulla sostenibilità di un festival, vede soltanto il risultato finale.
Non vede necessariamente tutto ciò che è stato fatto per arrivare a quel risultato.
Non vede i documenti raccolti, le responsabilità assegnate, i fornitori coinvolti, le verifiche effettuate, gli indicatori analizzati e le eventuali azioni correttive.
Eppure è proprio lì che si trova gran parte del valore.
Un riconoscimento credibile non dovrebbe essere soltanto un elemento di comunicazione, ma la conseguenza di un percorso nel quale ciò che viene dichiarato può essere sostenuto da evidenze.
Questo principio è comune a moltissimi ambiti.
Dire che un evento è sostenibile è una dichiarazione.
Dimostrare come vengono gestiti i rifiuti, quali materiali vengono utilizzati, come vengono organizzati gli spostamenti e quali risultati sono stati ottenuti significa trasformare quella dichiarazione in qualcosa di verificabile.
Dire che un hotel presta attenzione all'ambiente è una comunicazione.
Dimostrare consumi, procedure, fornitori, obiettivi e risultati significa costruire un sistema.
Dire che una produzione cinematografica è attenta alla sostenibilità è un messaggio.
Poter documentare le scelte effettuate e sottoporle a una verifica significa dare concretezza a quel messaggio.
In tutti questi casi, il riconoscimento finale rappresenta soltanto la parte più visibile di un percorso molto più ampio.
Il vero lavoro comincia prima.
Serve capire dove si generano gli impatti, stabilire cosa può essere migliorato, coinvolgere le persone, organizzare le attività, raccogliere informazioni e misurare i risultati.
E soprattutto serve mantenere nel tempo ciò che è stato costruito.
Per questo la certificazione di sostenibilità può essere interpretata non soltanto come un traguardo, ma come uno strumento di organizzazione e miglioramento.
Cinema, festival, musei, spiagge, hotel, ristorazione, agricoltura, sport, biblioteche e territori sembrano appartenere a mondi molto diversi.
Eppure condividono una caratteristica fondamentale: tutti devono affrontare attività complesse e, sempre più spesso, dimostrare di saperle gestire in modo responsabile.
È qui che la certificazione esce dai confini tradizionali dell'impresa.
Non è più soltanto una questione di fabbriche, uffici o processi produttivi.
Diventa un modo per rendere visibile ciò che normalmente rimane dietro le quinte.
Perché, proprio come nel cinema, ciò che il pubblico vede rappresenta soltanto il risultato finale.
Dietro quel risultato ci sono persone, organizzazione, procedure, controlli, documenti e scelte.
Ed è spesso proprio quello che non si vede a costruire la qualità del risultato.